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Spaghetti e cinema, binomio vincente

Posted by Emanuele Salvato on 2-ago-2017 11.32.20

Fra i molti tipi di pasta in circolazione gli spaghetti rappresentano il tipo più diffuso in Italia, ma anche all'estero. Si possono trovare un po' dappertutto: non mancano negli scaffali dei supermercati della piccola, media e grande distribuzione, ma sono facilmente reperibili e acquistabili stando comodamente seduti davanti al computer grazie alla diffusione sempre più massiccia dei supermercati on line, che permettono di fare la spesa a colpi di clic e senza spostarsi da casa, evitando code e perdite di tempo.

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GLI SPAGHETTI AL CINEMA. Ma gli spaghetti, dicevamo, oltre che un alimento tipico della dieta mediterranea, sono anche un simbolo dell'italianità. Un simbolo che sconfina anche in altri campi. Nel cinema, ad esempio, un genere western girato in Italia da registi italiani come Sergio Leone è identificato come "Spaghetti western". E non è un caso che l'espressione sia stata coniata negli Stati Uniti dove spaghetti stava per Italia e il genere si caratterizzava per budget ridotti e povertà di mezzi. Ma fu capace di crescere e imporsi al grande pubblico. Alcuni titoli del genere: "Bandolero stanco", il primo del genere (1952), Per un pungo di dollari (1964), "Il buono, il brutto e il cattivo" (1966). Il genere scomparve tra gli anni '80 e '90.

 

Gli spaghetti compaiono anche in altre pellicole celebri e sempre nel segno dell'italianità. Ad esempio nel film "L'onorevole Angelina" del 1947 con Anna Magnani, diretto da Luigi Zampa e vincitore della Coppa Volpi al festival di Venezia, gli spaghetti hanno un ruolo importante nella scena della spaghettata collettiva.

 

Ma un attore che si associa quasi immediatamente agli spaghetti è Alberto Sordi. Soprattutto per la scena del film "Un americano a Roma" di Steno dove Sordi nei panni di Nando è alle prese con un piattone di spaghetti e rimane celebre la frase pronunciata dall'attore romano: "Maccarone, m'hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone! io me te magno".

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Un altro celebre attore simbolo della "romanità" al cinema è Nino Manfredi protagonista, nel 1982, di un film intitolato "Spaghetti house" dove Manfredi in un ristorante gestito da italiani, durante una rapina, vede i protagonisti rapiti rinchiusi in uno sgabuzzino e costretti a mangiare pasta cruda. “Buona! Ma perché non ci abbiamo pensato prima?” si chiede uno degli ostaggi.

 

Anche un principe della risata come Totò è associato a scene memorabili con gli spaghetti. In "Miseria e nobiltà" del 1954, Totò mangia gli spaghetti con le mani riempiendosi anche le tasche.

 

A metà anni '80 gli spaghetti tornano protagonisti in pellicole come "A me mi piace" di e con Enrico Montesano alle prese con una vera e propria predica all’amante americana che gli serve un piatto di pasta scotta; ma li ritroviamo anche nel genere un po' di serie b come la commedia sexy all'italiana. Un esempio su tutti è il film "Spaghetti a mezzanotte di Sergio Martino con Lino Banfi e Barbara Bouchet.

 

L’omaggio più romantico alla pasta intesa come elemento capace di condizionare in meglio l’esistenza, però, arriva probabilmente da Hollywood. E non da un film con attori in carne e ossa, bensì da quel capolavoro dell’animazione che è il disneyano Lilli e il vagabondo, nel quale i due cagnolini protagonisti s’innamorano proprio davanti a un bel piatto di spaghetti al pomodoro, servito da un cuoco che, naturalmente, è di origini italiane.

 

Sono numerosi i film che riguardano il mondo della pasta, o semplicemente ci giocano; eccon alcun” "Roma città aperta" di Roberto Rossellini, "Rocco e i suoi fratelli" di Luchino Visconti, "I soliti ignoti" con Totò e Vittorio Gassman, "C'eravamo tanto amati", “Maccheroni", "La cena", "Gente di Roma" tutti di Ettore Scola e anche "Roma" e "La voce della luna" di Federico Fellini. Senza dimenticare "La grande abbuffata" e il più recente "Sapori e Dissapori”.

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Topics: pasta, spaghetti

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